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La streetwear: una moda sempre in evoluzione!

Sfatiamo il mito che abita gran parte del pensiero moderno, lo Streetwear non è solo un modo di vestire, bensì è un movimento artistico, un modo di creare le cose! E con il passare del tempo si sta sempre più evolvendo! Scopriamo perché.

Cos’è lo streetwear
Innanzitutto partiamo con il conoscere la sua definizione. Streetwear significa letteralmente abbigliamento da strada, dunque si tratta di un abbigliamento molto casual, informale e giovanile, inizialmente usato da tutti quei ragazzi che amavano praticare, per esempio, il rap, lo skate o la breakdance. Si concentra soprattutto su pezzi comodi e da tutti i giorni come jeans, t-shirt, felpe, cappelli con visiera, sneakers, ecc. 

Quando e come nasce
Premettendo che dare una data di nascita allo streetwear è alquanto difficile, se non impossibile, già dagli anni ‘70 si può notare che la moda degli stilisti smette di essere l’unica moda possibile. Si sviluppa, infatti, l’abbigliamento delle subculture giovanili, che – dall’hip hop all’hippy, dal rock al punk – definiscono le regole del loro stile senza dar conto ai suggerimenti dell’haute couture, ma ispirandosi all’ambiente in cui vivevano.
Lo streetwear è proprio un’evoluzione di questo concetto e nasce in California tra i surfisti e gli skateboarder che preferiscono indossare abiti larghi e comodi. Nel corso degli anni si diffonde anche a New York, grazie all’hip hop – pensate che ad oggi l’associazione hip hop e streetwear è la più diffusa – e a definirlo sono i Run DMC che indossavano: tute in acetato con strisce laterali, t-shirt a tinta unica, cappelli di feltro, collane d’oro e sneakers.

I 2 padri fondatori: Shawn Stussy e James Jebbia
Uno dei primi brand streetwear, ancora oggi molto diffuso, è Stussy, fondato da Shawn Stussy all’inizio degli anni 80 a Laguna Beach, in California. Il suo percorso inizia producendo tavole da surf e t-shirt con il suo cognome stampato, nel 1984 nasce il logo e successivamente apre il suo primo negozio a New York, insieme a James Jebbia, futuro fondatore di Supreme. Il caso di Stassy è quindi interessante poiché riuscì a commercializzare uno stile di vita e questo fa di lui l’iniziatore del movimento streetwear. 

Alcuni anni dopo, Jebbia apre il primo negozio Supreme, sempre a New York, pensato appositamente per gli skateboarder: con i prodotti sulle pareti laterali e un grande spazio al centro per girare liberamente con lo skate. Negli anni 2000 Supreme si diffuse quasi in tutto il mondo, vendendo capi d’abbigliamento, accessori e oggetti minimalisti, caratterizzati dal logo molto famoso, e si concentra su un concetto ben preciso: la rarità del prodotto. La sua collezione, infatti, non è diffusa con ritmi stagionali ma bensì è rilasciata a piccoli “drop” con cadenza settimanale. Il successo del brand si fonda quindi sull’hype, sull’esclusività di poter avere un prodotto costoso, e soprattutto raro, facendo lunghissime file al negozio o online. 

Brand di streetwear 

Attualmente, i brand più noti di streetwear secondo Hypebeast sono:

Come lo streetwear entra a far parte del mondo dell’alta modaNel 2019 uno studio di PwC e Hypebeast ha stimato che lo streetwear rappresenta il 10% circa di tutto il mercato globale di abiti e accessori. Questo fenomeno non ha solo fatto sì che i capi streetwear arrivassero a muovere il mercato tanto quanto le it-bag, ma ha anche cambiato profondamente le dinamiche dei brand, dal design del prodotto fino ai tempi di rilascio delle collezioni.

Durante questi ultimi anni, dunque, abbiamo notato che questo stile si sta facendo sempre più strada nel mondo dell’alta moda, ma c’è un avvenimento in particolare che segna la presa di potere dello streetwear sulla moda ed è la collaborazione tra Supreme e Louis Vuitton nel 2017: la collezione include magliette, felpe, jeans, salopette ma anche diversi accessori come borse, sciarpe, occhiali da sole e portachiavi, su ogni articolo è sempre presente il branding dei due marchi, in particolare il monogramma di Louis Vuitton che è facilmente identificabile. 

Un anno dopo, nel 2018, Virgil Abloh – designer e fondatore di Off-White, con produzione e sede a Milano – viene incaricato direttore creativo della linea maschile di Vuitton, affermando definitivamente il successo di una nuova cultura che unisce street fashion e lusso.

Inoltre, anche Moncler, grande riferimento per quanto riguarda i piumini di lusso, ha collaborato con il mondo dello streetwear creando proposte di stile al tempo stesso basic e cool: in associazione proprio con il brand Off-White. Insieme realizzano “O”, detta anche Black Swan, la collezione esclusiva ispirata ai pescatori del Mare del Nord e composta da cinque pezzi in altrettante tonalità: giacche a vento, felpe, maglioni, t-shirt e cappelli in bianco, nero, blu, argento ed arancione e su tutto troviamo le strisce caratteristiche di Off-White.

Un’altra collaborazione, lanciata sul mercato quest’anno,  che unisce il mondo streetwear a quello dell’alta moda è quella tra Dior e Jordan Brand. I due colossi, insieme hanno ideato la sneaker Dior x Air Jordan 1: prodotta in Italia, si presenta nelle tonalità del bianco e grigio con la particolarità della suola traslucida che permette di ammirare i due loghi. 

Streetwear non è più sinonimo di “street”!

Senza dubbio, questa moda urbana nata negli anni 80 non si sarebbe mai aspettata di entrare nelle sfilate di moda. Ad oggi possiamo dire che lo streetwear certamente non fa più parte delle subculture ma, anche se c’è voluto molto tempo, è riuscito ad entrare nell’industria della moda. Non è più, quindi, simbolo di ribellione ma rappresenta le tendenze e va di moda; oggi tutte le generazioni e le classi sociali si vestono con articoli venuti dal mondo streetwear!

Deborah Gullotta

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