OTT 23 2012

Carlo Caffarelli: dall'Harim a D&G jewels!



Carlo Caffarelli ha studiato Design del gioiello all'Accademia Euromediterranea di Catania. Dopo non si è più fermato e, armato dall'entusiasmo e dall'inarrestabile costanza che l'ha contraddistinto fin dal primo momento in cui ha messo piede in Accademia, ha continuato a lavorare sodo e a credere fortemente nel suo sogno. Adesso lavora come Jewellery and accessory designer presso Dolce & Gabbana, un'esperienza di cui ci parla in questa meravigliosa intervista e che gli ha fatto riscoprire il pregio di essere un siciliano... a Milano!

 

  • Quando e in che modo hai capito che il design del gioiello sarebbe stata la tua strada? 

È stata una scoperta dopo l'altra, diciamo che la passione per il gioiello l'ho sempre avuta. Sin da bambino guardavo il mestiere orafo con ammirazione e i suoi meccanismi mi appassionavano. Tuttavia, questa passione - come tante altre, del resto - è rimasta dentro senza prendere un posto predominante nel mio percorso. Dunque dopo una serie di vicende che mi hanno portato a riflettere su ciò che davvero avrei voluto che diventasse la mia vita, decisi di rivederne alcuni aspetti. Ricordo ancora quel giorno in Accademia, quando entrai per informarmi per il corso di fashion design e con mio stupore apprendevo che, da poco, era partito quello in design del gioiello. Le domande sono state tante ma la scelta, se oggi dovessi rifarla, sarebbe la stessa. Ad ogni modo, quello che mi piace del gioiello si è via via definito lungo il percorso, tramite lo studio, l'informazione e tramite il confronto, fondamentale, con alcuni docenti. 

 

Ricordi ne ho tanti, non uno in particolare, riguardo l’insegnamento invece è una questione ben diversa. Naturalmente, come in tutti i percorsi di studi, c’erano delle materie che trovavo più interessanti di altre, anche se poi è vero che tutto serve a chiudere il cerchio di un percorso così articolato e vasto. Alcune materie mi hanno spinto ad allontanare l’orizzonte, a pormi meno limiti e a spingermi a conoscere sempre di più, senza sosta. Per certi aspetti come in un viaggio travolgente alla scoperta di qualcosa che prima non conoscevi e che magari non avresti mai immaginato. Infatti, se da prima ero prevalentemente interessato al percorso in riferimento all’aspetto pratico, con il tempo ho scoperto che lo studio di progetto, il disegno e la ricerca sarebbero diventate la mia strada. Però questa è una questione personale, infatti l’Accademia mi ha fornito le basi per conoscere le strade che avrei potuto percorrere, poi stava a me scegliere.

 

  • Cosa pensavi che avresti fatto una volta diplomato all’Accademia Euromediterranea?

Questa devo dire che è sempre stata una bella domanda, perché ancora oggi probabilmente non saprei rispondere con precisione. Per linee generali posso dire che mi sarebbe piaciuto entrare a far parte di uno studio di progettazione (che in parte è quello che ho fatto prima di arrivare in DOLCE&GABBANA, anche se lo facevo per conto mio) ma devo riconoscere che per certi aspetti mi sono trovato a vivere esperienze che così a pensarci forse non avrei neanche mai immaginato. Di sicuro ero certo che avrei continuato seguendo questa strada, perché era ed è quello che voglio.

 

(Carlo Caffarelli, foto scattata durante gli anni di studio all'Accademia Euromediterranea. "Vi sono molto legato" ci ha confessato.)

 

  • E’ sempre stato il tuo sogno lavorare per DOLCE&GABBANA? Oppure è capitato tutto per caso? Raccontaci un po’ com’è andata... 

 A dire il vero quella in DOLCE&GABBANA è stata una cosa davvero casuale. Insomma, non era proprio tra i miei progetti quello di entrare in una casa di moda: primo perché, onestamente, mi sembrava una cosa fuori dalla mia portata e secondo perché credevo di poter mirare solo in direzione delle case di gioielleria. Ad ogni modo, tutto è nato tramite un colloquio, mi ero candidato ad un annuncio presente in un sito specializzato, nel quale non era tuttavia presente il nome dell’azienda. Dopo qualche giorno sono stato contattato dall’ufficio dell’HR per fissare una data per il colloquio (dopo una settimana qui a Milano) e subito dopo mi è stato chiesto se fossi disponibile ad iniziare la settimana dopo ancora. Quindi ho colto al volto l’opportunità!

 

  • Di cosa ti occupi esattamente? Raccontaci la tua giornata tipo.

Beh posso dire che una giornata “tipo” non esiste, ogni giorno si presentano delle nuove problematiche da risolvere, nuove ricerche, nuove soluzioni e nuovi disegni da fare. Nell’ufficio in cui lavoro ci occupiamo prevalentemente di gioielli, bijoux ed accessori metallici che studiamo insieme all’ufficio della calzatura e pelletteria. Quindi mi capita di disegnare gioielli come anche agganci metallici per borse, fibbie per cinture. E questa, tanto per tornare al discorso di prima, è una cosa che non avrei mai immaginato, magari pensando di lavorare nel settore del gioiello non ti sogneresti mai di disegnare la chiusura di una borsa. Ma devo dire che la cosa non mi dispiace affatto perché mi ci trovo bene e sto imparando molto anche in questo settore.

 

  • Quanto il tuo essere siciliano influenza il modo in cui lavori? 

 Strano ma vero, forse mi sto accorgendo di essere siciliano da quando mi sono trasferito qui a Milano. Buona parte delle cose con le quali sono cresciuto, e che quindi sono sempre state ovvie nella mia vita, improvvisamente le vedo con occhi diversi e scopro che prima avevo gli occhi per vederle ma non le osservavo. Detto questo, il mio modo di lavorare è rimasto lo stesso, in fondo sono la stessa persona di prima che si confronta con persone e luoghi nuovi.

 

  • Si da il caso che tu sia orgoglioso delle tue origini e che lavori per un brand che proprio dalla Sicilia trae ispirazione, passione e contenuti. Secondo te è un caso che sia stato scelto proprio tu? 

 Questo a dire il vero non lo so, sono stati in molti a dirmelo, e spesso anche io sono arrivato a crederlo, però ad oggi non ne ho mai avuto la conferma quindi rimane ancora un dubbio.

 

  • Quale pensi che sia quel quid unico che puoi apportare ad un brand tanto poliedrico come quello di Domenico Dolce e Stefano Gabbana?

Probabilmente l’essenza stessa della Sicilia, credo di non aver mai creduto più di adesso che siciliani si nasce e non lo si diventa. Ma è anche vero che ci vuole del tempo per entrare appieno nel mood di un’azienda dall’immagine forte come questa, quindi per il momento mi trovo in una situazione di adattamento a ciò che mi circonda.

 

 

  • In che modo la nuova collezione di gioielli DOLCE&GABBANA ispirati a Il Gattopardo trasmette qualcosa di te? E della Sicilia? 

 Della Sicilia molto, basti credere che a volte solo guardando certi gioielli o campagne pubblicitarie degli stessi mi tornano alla mente ricordi d’infanzia, come guardare delle vecchie foto che poi sono le uniche a mantenere ancora vivo quel sapore di sicilianità. Riguardo me, beh credo sia ancora un po’ difficile essendo lì solo da 5 mesi; le cose alle quali ho lavorato pure io non sono ancora in vendita.

 

  • Torneresti a lavorare qui in Sicilia?

Naturalmente si, la Sicilia è la mia casa e non credo possa mai esistere qualcosa capace di far svanire questo sentimento incondizionato. Però è anche vero che il mondo è grande e bisogna mettere il naso fuori dalla porta, giusto per guardarsi intorno. Dalle mie parti si dice <<cu nesci arrinesci>> una forma dialettale di ciò che ho descritto pocanzi. Quindi mai fermarsi.

 

  • Oro giallo, giada, croci, Madonnine e pendenti dal gusto retrò che sembrano usciti dal baule delle nostre nonne. Qual è secondo te l’elemento che rende tanto sensuale la gioielleria e l’oreficeria di tradizione siciliana a cui D&G si è ispirata? 

Probabilmente il fatto che sia ispirata alle donne siciliane. Non credo sia una questione di tradizione orafa ma quanto la cultura del popolazione. Un legame spassionato nei confronti della religione, e la sensualità femminile che in parte fa da contrasto. La Sicilia è passione, carattere, seduzione e questi sono tutti temi che giornalmente nutrono le collezioni di DOLCE&GABBANA.

 

Primo tra tutti quello di vivere gli anni in Accademia con protagonismo e non studiando semplicemente perché bisogna farlo. Tutto parte dal nostro entusiasmo e dalla voglia che abbiamo di scommettere in noi stessi ed in ciò che ci piace. Poi naturalmente di dare un peso importante al confronto sia con i docenti che con i colleghi, il modo migliore per crescere è conoscere ciò che ci circonda e quindi conoscere studiando, chiedendo, osservando, senza mai stancarsi e pensando ogni volta a quale può essere il prossimo passo in un mondo che è tutto da scoprire.

 


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