GIU 05 2017

Il Madeinmedi ospita il fondatore della London School of Photography



 

Il Madeinmedi da quest'anno apre le sue porte anche al mondo della fotografia. I nostri studenti del Dipartimento di fotografia saranno presenti all'evento grazie a dei loro scatti ospitati all'interno della mostra. Giovani, futuri e promettenti fotografi che potranno confrontarsi e raccogliere nuovi stimoli da Antonio Leanza, fondatore della London School of Photography, che sarà presente alla kermesse. Antonio Leanza, siciliano di nascita, porta con sé quaranta anni di artistica e profonda attività fotografica e, dopo anni di insegnamento e stabilizzatosi a Londra, apre la London School of Photography. Il Madeinmedi vuole così omaggiare la caparbietà di Leanza nel condividere il proprio know how, la propria visione ed esperienza con culture diverse dalle nostre.

Oggi, abbiamo avuto il piacere di conoscere cosa è per lui la fotografia.

 

- Fotografia come forma d’arte o come mezzo per esprimere se stessi?

Sicuramente come mezzo per esprimere me stesso artisticamente, ma anche come uno strumento di contemplazione e connessione. 

 

- La fotografia per Antonio Leanza. Che sensazioni le regala?

Mi accende di passione e mi da gioia, mi regala nuove avventure creative e sopratutto la possibilità di migliorarmi, di contribuire. Come diceva il grande maestro Cartier-Bresson “La fotografia è la joie de vivre." 

 

 

- Nel ricordare il suo primo scatto, che emozioni prova?

Ad essere sincero, adesso, sembra un po’ tutto un sogno. Non avrei mai pensato di potere essere nella posizione in cui mi trovo adesso. Mi ricordo i miei primi scatti ignoranti, nel senso più bello dell’espressione. Non sapevo quanto non sapevo. La mia prima macchina fotografica era tutto un mistero. Un misto di frustrazione e appassionata curiosità che oggi si è tradotto in libertà creativa.

 

- Quali crede siano le peculiarità indispensabili che definiscono al meglio un fotografo?

Non so se si possano veramente definire le peculiarità di un fotografo. Siamo tutti unici in un certo senso. Sicuramente un amore incondizionato per il medium, molta curiosità, voglia di esprimersi e di sentirsi liberi, o forse la semplice voglia di amare ed essere amati attraverso la nostra arte.  

 

- Cosa deve avere una fotografia per esser definita ottima? Esistono delle linee guida, un criterio unico?

Equilibrio, armonia e chiarezza anche nella sua più astratta espressione. La fotografia, nel modo piu essenziale della sua definizione, è una Pratica, e come tutte le pratiche ha delle linee guida; “I Principi di Fondazione o Principi Fondamentali" come preferiscono chiamarli alcuni; Soggetto - Esposizione - Luce e Composizione. Questi sono i 4 Pilastri di supporto per qualsiasi tipo di fotografia. Dipendentemente dal tipo di specializzazione fotografica, possiamo aggiungere ma mai detrarre o "rompere le regole" come ad alcuni piace dire. Anche perché non esistono regole, e se esistono, le avrà fatte qualcuno arbitrariamente. I Principi, al contrario delle regole, sono leggi universali con una flessibilità immensa, che se applicati con maestria ci permettono di esprimerci in modo effettivo e chiaro. Ma se si rompono o si sminuiscono non avremo mai una foto o un’immagine che serve il suo scopo.

 

 

- Dove e come è nata l’idea di fondare una scuola di fotografia? Come mai la scelta di aprirla a Londra, nonostante le sue radici siciliane? 

La scuola è nata molto spontaneamente, come un’estensione naturale di quello che facevo e dove lo facevo. Insegnavo Fotografia all’Università delle Arti di Londra, vivevo e studiavo a Londra, e allo stesso tempo svolgevo la libera professione di fotografo a Londra. Avessi vissuto in qualche altra parte del mondo, magari non avrei mai aperto una scuola di fotografia.

 

- Qual è il punto di forza della London School of Photography?

Un approccio diretto alla pratica fotografica con un team di fotografi professionisti che amano condividere la loro esperienza e la loro passione, classi con un massimo di 8 studenti, e non essendo un’istituzione, la mancanza di burocrazia.

 

- La condivisione di culture, di modi di percepire la fotografia. Quanto è importante nell’evoluzione fotografica di una persona un mix del genere?

Penso sia importantissimo crescere personalmente e culturalmente indipendentemente da ciò che si fa. Credo che "Se si vuole di più bisogna essere di più.” La fotografia come comunicazione visiva, se studiata ed applicata in modo effettivo, è uno strumento ideale per lo sviluppo dell’individuo nel modo più olistico dell’espressione. La condivisione di culture e dei diversi modi di percepirla è per me una naturale estensione del medium, non si può farne meno, e deve essere parte integrante ed essenziale di questo sviluppo. 

 

 

- Il 18 giugno sarà ospite al Madeinmedi, evento che omaggia la creatività del mediterraneo. Si dice che noi italiani abbiamo una predisposizione innata per l’arte. Lei con la LSP è riuscito a fondere la cultura artistica mediterranea con quella anglosassone, ormai multietnica?

Si dicono tante cose belle sugli italiani. E la predisposizione all’arte è una di queste. Io credo che l’ambiente, nella piramide dell’apprendimento e della crescita individuale sia senza dubbio il primo fattore influenzante per noi tutti. L’essere circondati da così tanta bellezza artistica e naturale non può non influenzarci. Si dice che la magia avviene quando si crede, ma è anche vero che il credere, se non è supportato dall’azione quotidiana diretta alla pratica e all’arricchimento artistico e culturale specifico, serve solo come sfoggio vanitoso e pertanto invano. 

Io spero che con la London School of Photography sia riuscito non solo a fondere la cultura mediterranea con quella anglosassone, ma a diffondere un linguaggio che ci unisce a prescindere dalle diverse estrazioni sociali e culturali. Un linguaggio universale che ci permette di trascendere i limiti imposti e che ci aiuti a crescere e comunicare con il meraviglioso pianeta in cui viviamo ed il magico mondo interiore che chissà, magari non tutti ancora conosciamo.