FEB 13 2013

Fujiwara e Sergio Daricello: in viaggio tra oriente e occidente



 

Etro, Dolce & Gabbana, Versace. Fino ad arrivare a Giuliano Fujiwara.

Palermitano di origini, Sergio Daricello, diplomato con il massimo dei voti, si è trasferito a Milano nel 1998 dove adesso vive e lavora. La sua prima collezione in collaborazione con Giuliano Fujiwara è stata presentata lo scorso giugno durante la Fashion Week Milanese.

 

Come si è svolto il tuo iter da Palermo a Milano fino ad arrivare a lavorare con grandi case di moda come Etro, Dolce&Gabbana e Versace?


Disegnare e dipingere sono sempre state le mie passioni. Dopo gli studi artistici a Palermo, ho sentito il bisogno di approcciarmi al mondo vivace e stimolante del Fashion Design. Dopo tanti sacrifici, che sicuramente rifarei, ho terminato il corso di studi e ho iniziato a collaborare con un atelier. Il vero viaggio è iniziato quando poi sono stato scelto da Etro tra una rosa di candidati presentati dall’ufficio placement della scuola. Più tardi, dopo diversi colloqui, sono entrato da Dolce&Gabbana come assistente ed infine sono cresciuto e maturato soprattutto grazie a Donatella Versace.

 

 

 

Come mai hai deciso di restare in Italia? Hai mai considerato la possibilità di andare a lavorare all’estero?


Mi piacerebbe molto poter andare a lavorare a Parigi, ma probabilmente il mio background ancora non me lo permette. Nonostante tutto questo resta un mio sogno.


Da dove sono nati l’incontro con Giuliano Fujiwara e la scelta di lavorare con lui?

Dopo otto anni da Versace ho sentito la necessità di aprirmi a nuovi orizzonti, a nuove opportunità che mi dessero un nuovo modo di vedere le cose. Così è nata questa collaborazione molto differente da quelle fatte in precedenza, un mondo diverso contro il quale scontrarmi tanto da dover riconsiderare certi punti di vista. Una crescita che mi ha portato a nuovi gusti e a nuove scelte.

 

 

 

La collezione uomo che presenterai a Milano: ispirazione e dettagli.

L’ispirazione è data da questo viaggio immaginario tra Nord Europa ed Oriente, un “melting pot” in cui le due diverse culture si fondono, si sovrappongono ed il risultato è quello che poi caratterizzerà la collezione. Il concetto di stratificazione, di contrasto e dell’equilibrio che ne viene fuori sono mie caratteristiche.

 

Vi è in cantiere qualche idea di creare un brand tutto tuo?


In realtà ancora preferirei non parlarne per motivi personali e legali, ma magari un giorno si. Stay tuned!

 


 

Progetti futuri.

Sicuramente avere un marchio mio, poter condividere il mio concetto di bello e poter offrire un’immagine nuova del Made in Italy. Penso bisogni ridare valore e dignità al nostro paese e dal momento che lo Stato non sembra esattamente occuparsene non vuol dire che bisogna arrendersi ma, al contrario, continuare a lottare affinchè i nostri sogni diventino realtà.

 

Stefania Martini

 


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